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lunedì 21 ottobre 2013

Ballata di un amore odioso

Ci siamo amati
e non te ne sei accorto.
Io riporto ancora i segni
sulla pelle,
a te
la nostra storia è sfuggita; però
devi sapere che ci siamo amati
molto.
Abbiamo litigato
senza far rumore
e condiviso pranzi
che i tuoi denti non hanno toccato.
Con te ho visto film
che non hai mai guardato,
discusso di libri
che non hai mai letto,
ascoltato canzoni
che non hai mai sentito.
Ti ho chiesto cose
che non conosci
e mi hai risposto.
Devi sapere
che ti ho osservato nudo
senza che ti svestissi,
che mi hai scritto poesie
senza pensarle.
Quello che non sai è che
in me
abbiamo già vissuto una vita
insieme.
Non sai
quante volte ho indossato il tuo ruolo,
quante volte ho incarnato idee che
in verità
tu non hai concepito.
Hai annusato
senza usare il tuo naso,
mi hai toccato
senza che ci sfiorassimo.
La tua lingua non sa
quante volte ho parlato al suo posto.
Non sai
che ti ho schiaffeggiato
tu mi hai dato della stronza e poi,
quella sera che non è mai trascorsa
di quell’estate che non è mai stata
mi hai detto di non lasciarti
mai.
Ma ora
non ho più nulla da dire
con la tua bocca.
Non mi è rimasto niente
da sentire con i tuoi sensi
né da pensare
con la tua testa.
Ora
la tua assenza
non mi basta più.
Ora
non sai
che non so più
cosa farci
non dire
non fare
non baciare;
non davvero.
Però
ho deciso di non lasciarci,
ho deciso che non ci siamo lasciati.
Noi
in verità
non ci siamo incontrati.
Ho deciso che non ci siamo mai incontrati,
io non ti ho mai visto,
io non ti ho mai sfiorato,
io non ti ho mai pensato,
io non ti ho mai assaggiato,
mai.
Così,
dovessimo incrociarci di nuovo,
dovessimo incrociarci per la prima volta,
potremo – ancora –
vivere una vita
insieme
senza che tu lo sappia.
È stato così bello
essere irreali.
Essere irreali
è stato così vero che
se lo racconto
mi brucia la gola
ancora
di lacrime e riso.

martedì 15 giugno 2010

Vorrei essere un Puffo!

Ho appena finito di vedere un film con Sandra Bullock e Keanu Reeves, di cui non conosco nemmeno il titolo; è una delle tante storie decisamente patetiche (che però io non disdegno mai di seguire), in cui fino all'ultima scena la situazione sembra irrisolvibile, ma proprio alla fine qualcosa va per il verso giusto, e quindi vivono tutti felici e contenti...
Comunque, la mia riflessione non riguarda questo film, ma il divario tra realtà e finzione.
Ho sempre pensato che quest'ultima fosse assolutamente affascinante, ma la realtà ha sempre ricoperto un ruolo più importante: sono molto interessata dalle storie fuori dal comune, di cui trabocca la letteratura di tutti i tempi però, ogni volta c'è un particolare istinto non ben identificato, che mi porta a dedicarmi soprattutto alla realtà.
Ora, non voglio dire che sia uno sbaglio anzi, il contrario probabilmente causerebbe molti più problemi, tra cui la certa delusione quando scoprissi di non vivere nel Fantastico mondo di Amelie o tra i Puffi, però devo ammettere, dal momento che continuo a cercare di evadere dalla realtà tramite libri, immaginazione, telefilm, e a desiderare di impossessarmi, anche se solo per poche ore, della vita di qualche personaggio fittizio, che la realtà potrebbe essere tranquillamente sorpassata dalla fantasia.
Ciò non significa che adesso mi dilungherò in una di quelle ciniche descrizioni, che mostrano quanto la vita di una "povera" ragazza adolescente, i cui problemi sono solamente di tipo filosofico o scolastico, possa essere dura e crudele, ma semplicemente volevo affermare che un viaggetto nel mondo di Alice nel paese delle meraviglie non mi dispiacerebbe affatto. Infatti, ogni cosa nelle storie inventate va sempre a finire nel migliore dei modi, o in quello che tutto sommato sembra il più bello e augurabile; anche Romeo e Giulietta, sebbene si concluda con la morte di entrambi i giovani, presenta una fine, che appare come la migliore, poichè Montecchi e Capuleti, riconoscendo i loro errori, si riappacificano, e l'amore tra i due protagonisti, proprio perchè non consumato, diventa l'ideale stesso di Amore, compagno di quelle mirabili storie, nelle quali il principe azzurro è pronto a correre i peggiori pericoli per baciare la dama amata, ed è invece lontano dal più reale futuro che avrebbe riscontrato, se la storia non fosse stata fittizia, cioè non così tragicamente eccezionale, dove Giulietta, perdendo la sua fresca bellezza a causa del passare del tempo e di una probabile maternità, sarebbe forse stata tradita da un Romeo stanco dei mille difetti della moglie e pronto a cercare una compagna più giovane e prestante.
Difatti, non tutte le vicende letterarie o cinematografiche vanno a finire bene, ma trovano sempre la conclusione più affascinante, desiderabile, attesa, insomma la migliore.
Perciò, la finzione è meglio della realtà.
Però, c'è da tenere presente che se non ci fosse la realtà, l'altra non esisterebbe, poichè quest'ultima è frutto delle menti di uomini che, realmente vissuti, hanno potuto partorire le storie che costellano il mondo immaginario.
In un certo senso, si potrebbe affermare che la finzione faccia parte della realtà stessa: oltre a nascere appunto dal reale, la fantasia è parte integrante della nostra esistenza, e si manifesta, oltre che nei prodotti di autori e registi, anche nei pensieri che frullano ogni istante nella testa di ciascuno di noi. Quindi, ogni volta che ci ritroviamo a fantasticare, pensare, guardare un film, o ci immergiamo in un libro non facciamo altro che saltare momentaneamente nel cosiddetto mondo immaginario, che in verità è solamente una parte del mondo reale, che ci è toccato.
Insomma, possiamo affermare di possedere una vita che potrebbe essere paragonata alla stessa esistenza di personaggi fantastici, e che la realtà è anche finzione, mentre la finzione è solo una porzione della realtà, a cui gli uomini possono dedicarsi a loro piacere.
Diamine, allora la vita è proprio bella. Peccato ci sia qualcosa, che si chiami Fortuna, sfiga, abilità, bravura, intelligenza, astuzia, coincidenza, Fato, Dio, giustizia o ingiustizia, che non permette a tutti di girare il proprio film, come meglio credono.