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sabato 18 agosto 2018

Siamo in arrivo a
Savona con un ritardo 
di settanta minuti. 
Non è un haiku, ho contato le sillabe più volte, la metrica di Trenitalia rimarrà nel faldone di misteri irrisolti, che un giorno consegnerò di persona a Roberto Giacobbo, come “Creativity is more than just”? La frase sulla maglietta della mia dirimpettaia si infrange nella piega profonda fra seno e stomaco, che ne inghiotte la verità ultima. Di sicuro creativity is more than just il libro che legge la coppia sull’altro sedile, mano nella mano. S’intitola Mi vivi dentro. Ottimo per il racconto di una gravidanza, la biografia di Hannibal, una produzione Passion-HD o un gruppo d’ascolto per dissenterici cronici, penso. Lo cerco su Google. Parla di cancro al seno. Mi sento in colpa. I due Paolo e Francesca, per essere così affettuosi, sorridenti e sopra i quaranta, si sono conosciuti appena prima di salire? Il tipo che hanno di fronte è infastidito quanto me? L’altra avrà trovato il fantasmino che si cercava nella scarpa? La sudamericana che è passata tre volte a interrogare i numeri dei sedili, era grassa o incinta? Il tipo al mio fianco quante volte si sarà addormentato in pubblico, da quando si è tatuato sul braccio Homo faber fortunae suae? Anch’io come lui, un giorno, riceverò contemporaneamente messaggi coi cuori da Amore e Elena R Lavoro? Quanto manca? “Io lavoro nei cantieri Frecciarossa, non sono i treni, è tutto il resto che non funziona: le infrastrutture, gli scambi, le persone.”
Creativity is more than just – being different.
Si è alzata, è andata in bagno.
Qualcuno le vivrà dentro?

giovedì 26 luglio 2018

Ora scrivo di sesso. Sesso, sesso, sessissimo. Scusate, sono a Milano, fa caldo, la vita sorride ma è bruxismo e la mia simpatia oggi è stata catalizzata dalle scatolette di latta in omaggio con gli assorbenti. Le trovate ispirate a Roma, Parigi, Londra, New York e una volta comprate, di diritto potete correre a casa a raccontare dell’Erasmus e a impostare come città natale Milano (India) come suggerisce il retro: live, love, travel. Ma se servono per un viaggio, unico motivo per cui un porta assorbenti mi potrebbe sembrare utile, allora che contengano un solo assorbente non ha senso. Tanto vale non portartelo e vestirti di nero. Se invece è per portarselo in giro, in borsetta, allora non mi spiego perché dovrei ricoprirlo di metallo. A sto punto ci infilo pure un paio di lastre di laminato, dovesse guastarsi la pensilina della novanta, una pizza col cartone, se dopo ho fame e, metti che venga a piovere, un ombrello, col porta ombrelli. L’unico paragone credibile sarebbe coi fazzoletti, eppure la Tempo se ne guarda bene da omaggiare un porta fazzoletti, magari con sopra le piante da rinite allergica e dietro: live, love, towel. Piuttosto migliora la grafica sul pacchetto, ché le conviene di certo che quando ci soffiamo il naso tutti sappiano che quello è un pacchetto di fazzoletti ed è di fazzoletti Tempo – sesso sesso sesso, pubblicità.
Ora, non vorrei aggiungere le scatolette di latta alle matite copiative, alle scie chimiche e diventare Povia con le tette, però mi chiedo: che l’idea alla base di questo marketing di latta sia la solita, da Eva in avanti, che degli assorbenti ti devi vergognare? Che del ciclo ti devi vergognare e del sesso – sesso sesso – con cui sei nata, per concimare un po’ meglio l’ignoranza su come sia fatta una donna a colpi di sponsorizzate.
Scusate. Ho finito.
Torno a fare la ruota.

mercoledì 4 aprile 2018

– Va in Bocconi?
– No. 
Quando do ripetizioni sembro professionale e più ricca, come conferma la signora che alla fermata del quindici mi scambia per bocconiana: mi tocca smentirla. Poi attacca a lamentarsi delle modifiche di percorso ai tram, di un anno fa, mi chiede se so dove sto andando, prova allora col tempo. Appena si aprono le porte, ancora parla, annuisco un’ultima volta e mi lancio sul vagone dopo. Oggi non parlo con gli sconosciuti. 
Ho passato due ore a spiegare a un bambino il verbo essere. Tempo presente, modo indicativo, le persone, il numero, esempi e frasi. Come hai fatto a parlare finora? Cosa hai capito in tutti questi anni di scuola? Perché nessuna maestra non si è mai accorta di parlare a vanvera? In italiano e in inglese. Ripetiamolo, se quindi adesso ti chiedo: la prima plurale? Plurale, non singolare. Siamo. La persona, noi siamo, due ore, così, per realizzare quanto difficile sia insegnare a coniugare a figli di separati.

domenica 2 febbraio 2014

Quanto tempo perso

Da quando mi sveglio tardi la mattina, il momento riflessivo che di solito il dopocena porta con sé si è spostato alla pausa caffè del primo pomeriggio.
Incomincia sempre nello stesso modo, ha una sua ritualità ormai: io, in piedi davanti alla macchina del caffè, la luce che lampeggia e, non appena smette di accendersi e spegnersi e si illumina, abbagliante fa scattare il mio gesto automatico per riempirmi la tazzina.
Quanto tempo speso a farsi caffè. A zuccherarli poi.
Quanto tempo sprecato a fumare, a raccogliere il tabacco che scivola fuori dalle cartine e a leccarsi le labbra quando la sigaretta ti si incolla alla pelle.
Quanto tempo perso a fissare il vuoto per poi scattare alla ricerca di un orologio; sappiamo che ore sono ma non abbiamo capito il tempo.
Quanto tempo perso a parlare del tempo. Che piove, che non piove, che non va mai bene a tutti.
Quanto tempo buttato a far cose che non ci piacciono e quanto impiegato per farcele o fingere di farcele piacere.
Quanto tempo a pensare all’impensabile.
Quanto tempo perso ad aspettare senza sapere, senza chiederci perché, per chi. Ad aspettare senza attendere o ad attendere, mentre si pensa all’impensabile, che scarnifica, degenera e ammazza.
Quanto tempo perso a parlare da soli, in solitudine e in compagnia; a correggere errori grammaticali, a pensare di fare, quando sarebbe così semplice fare e basta.
Quando faccio il caffè mi fa compagnia la mia gatta. Sale sul calorifero, sotto la finestra in cucina, cerca la posizione più comoda.
Si distende, appoggia la guancia di pelo in una delle fessure sopra il termosifone e si addormenta.
Chissà se sogna e cosa sogna.
Mai una volta che l’abbia vista incerta o malinconica. Mai.
Mai che fissi il vuoto, perda tempo a chiedere che ore sono, o si agiti senza motivo.
L’uomo è l’unico animale capace di pensare.
Forse, per questo, il più imperfetto.




domenica 22 gennaio 2012

Saresti sciocca, sorella

Saresti sciocca, sorella,
se ti fidassi della Natura;
se donassi il tuo credo
a questa maliarda dalle sembianze

divine. L'istante
ti si scioglie furtivo fra le dita,
il sole sparisce
sempre prima, l’esistenza

si consuma inarrestabile,
però le foglie, sempiternamente
mutevoli, vestono tinte stupende:

ti ammaliano e solo sua è la colpa!
Ma ora calmati. Ti sovvenga solo che
il futuro è sfuggente.