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giovedì 15 ottobre 2015

[ poesia poliglotta ]

Quando ti guardo
mi abita un duende1;
per me sei wēijī 2.

La prima volta
è stata un rasāsvāda3
ma tu sai essere
il fanā4
in te mi annullo
perché ti voglio
più di me. Sei il mio
più ostinato dor5,
fino a prometterti
ya’aburnee6

Però
dopo ogni catastrofe
calcinacci e petali
addosso ancora una speranza:
siamo
la nostra querencia7.


1. Spiritello. Risposta emotiva a un'opera d'arte.
    Spagnolo
2. Crisi ma anche possibilità di successo, in una situazione ad alto rischio.
    Cinese
3. Degustazione di esistenza. Stare bene libera-mente.
    Sanscrito
4. (Auto)distruzione.
    Arabo
5. Desiderio inestinguibile e intraducibile.
    Rumeno
6. "Seppelliscimi". Augurio di sopravvivere meno di chi si ama, per non viverne la mancanza.
    Arabo
7. Dove sei te stesso, senza compromessi.
    Spagnolo

domenica 11 marzo 2012

Carmina, I, 11. Traduzione del carme Tu ne quaesieris, tratto dal primo libro delle Odi di Orazio

Leuconoe, tu non domandare (saperlo è sacrilego!)
che sorte ci destinarono gli dei; non tentare i dadi di Babilonia.
Quanto lieto sarebbe accettare qualsiasi cosa sarà!
Sia che Zeus ci abbia concesso più inverni,
sia che ci abbia assegnato per ultimo questo, che
alle scogliere il mar Tirreno infrange
adesso, tu sii savia: tu filtra i vini e ficca in un minuscolo spazio
la tua speranza immensa. Noi stiamo parlando; il tempo invidioso sarà già scorso:
consuma l’oggi, il meno fiduciosa nel domani.

domenica 22 gennaio 2012

Carmina, III, 30. Traduzione del carme Exegi monumentum aere perennius, tratto dal terzo libro delle Odi di Orazio

Un monumento più durevole del bronzo
e più elevato della mole delle piramidi degne di re
ho innalzato, talché non il nembo divoratore,
non l’Aquilone sfrenato o la successione infinita degli anni e

la corsa veloce delle ore possano demolirlo.
Non tutto di me si spegnerà con la morte,
gran parte di me eviterà Libitina;
mi ingrandirò, ricordato dagli elogi dei posteri
ininterrottamente, fin quando i pontefici massimi con le vergini
saliranno al Campidoglio in silenzio.
Dove gorgheggia l’Ofanto violento e Dauno
fu re di aridi territori agresti, si dirà di me:
divenuto da misero autorevole, per primo
tradusse la lirica greca in ritmi italici.
O Melpomene, assumi l’orgoglio guadagnato coi meriti e,
propizia, cingimi la testa di alloro delfico.