«Oggi quanti saranno?»
«Secondo me più di ieri.»
«Ieri ce ne sono stati cinque, no?»
«Sei!»
«Ah già, quei due l’hanno fatto insieme. Quando ero giovane io, queste cose si facevano da soli, mica cogli amichetti!» «Non me lo dica, non me lo dica. Mi
ricordo ancora il mio primo fratello. Quando lo fece era stato l’unico in tutto
l’anno, qui a Milano. La mamma era così orgogliosa che ci aveva portati tutti a
vederlo. E prima di lui mi ricordo mia zia.»
«Anche lei era umana?»
«Si, sono passati molti umani nella nostra famiglia. L’ultima è stata mia moglie.» «Davvero?»
«Eh si… Quando ci siamo sposati non lo sapeva ancora, ma poi si è scoperta
umana anche lei.»
«E dove l’ha fatto?»
«Lei era di Roma, è voluta tornare giù a farlo.»
«Ho capito. Noi invece non abbiamo avuto tanti umani. L’ultima è stata una cugina
della mia bisnonna. E poi mia mamma, io ero appena nato.»
«Pochi casi.»
«Sì. Adesso è spuntata mia nipote.» «Oh, mi dispiace.»
«Già, a quanto pare riesce a piangere. La scorsa settimana a scuola hanno
studiato l’apartheid e lei si è commossa.»
«Quanti anni ha?»
«Dunque, fa l’ultimo anno di liceo, quindi… Diciotto.»
«Almeno l’avete scoperto presto.» «Si, infatti.»
«Deve ancora farlo?»
«L’hanno fissata per la prossima settimana. Giovedì, mi pare. Se vuole venire a
vederla, saremo alla fermata Maciachini.» «Quella sulla linea gialla?» «Si,
quella. Ha deciso di farlo lì, non vuole dare troppo fastidio. È sempre stata
timida.»
«Volentieri, non mancherò. La fascia oraria è questa pomeridiana?»
«Si, dalle 14 alle 16. Lei è la seconda.»
«Perfetto. Senta, le va se ci spostiamo più avanti? Qui in fondo alla banchina
non si vede niente.»
«Ha ragione, non si sente nemmeno l’impatto del corpo contro il treno.»
«Allora è meglio se ci sbrighiamo: la metro arriva tra due minuti e quello là è
certamente qui per buttarsi.»
«Dice? Ho dimenticato a casa gli occhiali.»
«Scommetto che è umano.» «Perché?»
«Guardi: ha i pantaloni bagnati.»
sabato 16 novembre 2013
venerdì 15 novembre 2013
Oggi mi do del tu
Io non mi somiglio:
in questo divenire
mi diverto
a divergermi
perché alle statiche somiglianze
preferisco le differenze dinamiche
che non dividono.
Oggi mi do del tu.
Io
non ci basta.
in questo divenire
mi diverto
a divergermi
perché alle statiche somiglianze
preferisco le differenze dinamiche
che non dividono.
Oggi mi do del tu.
Io
non ci basta.
martedì 5 novembre 2013
Nuda
Stamattina
sono uscita nuda:
scalza
di ogni voglia,
spogliata
di ogni speranza,
svestita
di ogni fiducia,
sono uscita di casa
e ho preso freddo.
Stasera
non so
se coprirmi delle illusioni
che ho portato in tintoria,
se indossare le chimere
che ho stirato,
se infilarmi i desideri
appesi nell’armadio,
non so.
Non so
se imbacuccarmi di bugie
oppure
non uscire
e rimanere a casa
nella mia pelle chiara.
sono uscita nuda:
scalza
di ogni voglia,
spogliata
di ogni speranza,
svestita
di ogni fiducia,
sono uscita di casa
e ho preso freddo.
Stasera
non so
se coprirmi delle illusioni
che ho portato in tintoria,
se indossare le chimere
che ho stirato,
se infilarmi i desideri
appesi nell’armadio,
non so.
Non so
se imbacuccarmi di bugie
oppure
non uscire
e rimanere a casa
nella mia pelle chiara.
mercoledì 30 ottobre 2013
Nebulose fra i capelli
Dentro la bocca
in fondo
sorpassati i morsi sulle guance
dopo i molari
e i denti del giudizio,
finite le valli di gengive
le costellazioni del palato,
superati i crateri sulle tonsille,
sotto le arcate dell’ugola
dove si arresta lo sguardo,
non arriva la luce,
e la lingua
mi cade a strapiombo, io
nascondo
un abisso.
in fondo
sorpassati i morsi sulle guance
dopo i molari
e i denti del giudizio,
finite le valli di gengive
le costellazioni del palato,
superati i crateri sulle tonsille,
sotto le arcate dell’ugola
dove si arresta lo sguardo,
non arriva la luce,
e la lingua
mi cade a strapiombo, io
nascondo
un abisso.
lunedì 21 ottobre 2013
Ballata di un amore odioso
Ci
siamo amati
e non te ne sei accorto.
Io riporto ancora i segni
sulla pelle,
a te
la nostra storia è sfuggita; però
devi sapere che ci siamo amati
molto.
Abbiamo litigato
senza far rumore
e condiviso pranzi
che i tuoi denti non hanno toccato.
Con te ho visto film
che non hai mai guardato,
discusso di libri
che non hai mai letto,
ascoltato canzoni
che non hai mai sentito.
Ti ho chiesto cose
che non conosci
e mi hai risposto.
Devi sapere
che ti ho osservato nudo
senza che ti svestissi,
che mi hai scritto poesie
senza pensarle.
Quello che non sai è che
in me
abbiamo già vissuto una vita
insieme.
Non sai
quante volte ho indossato il tuo ruolo,
quante volte ho incarnato idee che
in verità
tu non hai concepito.
Hai annusato
senza usare il tuo naso,
mi hai toccato
senza che ci sfiorassimo.
La tua lingua non sa
quante volte ho parlato al suo posto.
Non sai
che ti ho schiaffeggiato
tu mi hai dato della stronza e poi,
quella sera che non è mai trascorsa
di quell’estate che non è mai stata
mi hai detto di non lasciarti
mai.
Ma ora
non ho più nulla da dire
con la tua bocca.
Non mi è rimasto niente
da sentire con i tuoi sensi
né da pensare
con la tua testa.
Ora
la tua assenza
non mi basta più.
Ora
non sai
che non so più
cosa farci
non dire
non fare
non baciare;
non davvero.
Però
ho deciso di non lasciarci,
ho deciso che non ci siamo lasciati.
Noi
in verità
non ci siamo incontrati.
Ho deciso che non ci siamo mai incontrati,
io non ti ho mai visto,
io non ti ho mai sfiorato,
io non ti ho mai pensato,
io non ti ho mai assaggiato,
mai.
Così,
dovessimo incrociarci di nuovo,
dovessimo incrociarci per la prima volta,
potremo – ancora –
vivere una vita
insieme
senza che tu lo sappia.
È stato così bello
essere irreali.
Essere irreali
è stato così vero che
se lo racconto
mi brucia la gola
ancora
di lacrime e riso.
e non te ne sei accorto.
Io riporto ancora i segni
sulla pelle,
a te
la nostra storia è sfuggita; però
devi sapere che ci siamo amati
molto.
Abbiamo litigato
senza far rumore
e condiviso pranzi
che i tuoi denti non hanno toccato.
Con te ho visto film
che non hai mai guardato,
discusso di libri
che non hai mai letto,
ascoltato canzoni
che non hai mai sentito.
Ti ho chiesto cose
che non conosci
e mi hai risposto.
Devi sapere
che ti ho osservato nudo
senza che ti svestissi,
che mi hai scritto poesie
senza pensarle.
Quello che non sai è che
in me
abbiamo già vissuto una vita
insieme.
Non sai
quante volte ho indossato il tuo ruolo,
quante volte ho incarnato idee che
in verità
tu non hai concepito.
Hai annusato
senza usare il tuo naso,
mi hai toccato
senza che ci sfiorassimo.
La tua lingua non sa
quante volte ho parlato al suo posto.
Non sai
che ti ho schiaffeggiato
tu mi hai dato della stronza e poi,
quella sera che non è mai trascorsa
di quell’estate che non è mai stata
mi hai detto di non lasciarti
mai.
Ma ora
non ho più nulla da dire
con la tua bocca.
Non mi è rimasto niente
da sentire con i tuoi sensi
né da pensare
con la tua testa.
Ora
la tua assenza
non mi basta più.
Ora
non sai
che non so più
cosa farci
non dire
non fare
non baciare;
non davvero.
Però
ho deciso di non lasciarci,
ho deciso che non ci siamo lasciati.
Noi
in verità
non ci siamo incontrati.
Ho deciso che non ci siamo mai incontrati,
io non ti ho mai visto,
io non ti ho mai sfiorato,
io non ti ho mai pensato,
io non ti ho mai assaggiato,
mai.
Così,
dovessimo incrociarci di nuovo,
dovessimo incrociarci per la prima volta,
potremo – ancora –
vivere una vita
insieme
senza che tu lo sappia.
È stato così bello
essere irreali.
Essere irreali
è stato così vero che
se lo racconto
mi brucia la gola
ancora
di lacrime e riso.
venerdì 11 ottobre 2013
giovedì 10 ottobre 2013
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