sabato 6 ottobre 2018

Questa era una poesia
di quelle dolci
sotto cui ci ripariamo
dal dolore
e con cui andiamo
a caccia di amore
e like,
di quelle che
trovi sui muri a NoLo
che potrebbe firmare
Fabio Volo
ma se ti va
di’ che è della Szymborska
ché magari anche oggi
Wikipedia non va.
Questa poesia voleva
esser allieva della musa
che allieta con le fusa
di gattini le nostre solitudini
da telefonini
ma non è
e solo Steve Jobs sa
perché
il telefono si spense
e la Nota estinse. Ora è
Digitare pallido e assorto
Riposi In Pace
nel cimiterabyte
degli agnhostici
e magari si rincarni
in post
-it.

sabato 18 agosto 2018

Siamo in arrivo a
Savona con un ritardo 
di settanta minuti. 
Non è un haiku, ho contato le sillabe più volte, la metrica di Trenitalia rimarrà nel faldone di misteri irrisolti, che un giorno consegnerò di persona a Roberto Giacobbo, come “Creativity is more than just”? La frase sulla maglietta della mia dirimpettaia si infrange nella piega profonda fra seno e stomaco, che ne inghiotte la verità ultima. Di sicuro creativity is more than just il libro che legge la coppia sull’altro sedile, mano nella mano. S’intitola Mi vivi dentro. Ottimo per il racconto di una gravidanza, la biografia di Hannibal, una produzione Passion-HD o un gruppo d’ascolto per dissenterici cronici, penso. Lo cerco su Google. Parla di cancro al seno. Mi sento in colpa. I due Paolo e Francesca, per essere così affettuosi, sorridenti e sopra i quaranta, si sono conosciuti appena prima di salire? Il tipo che hanno di fronte è infastidito quanto me? L’altra avrà trovato il fantasmino che si cercava nella scarpa? La sudamericana che è passata tre volte a interrogare i numeri dei sedili, era grassa o incinta? Il tipo al mio fianco quante volte si sarà addormentato in pubblico, da quando si è tatuato sul braccio Homo faber fortunae suae? Anch’io come lui, un giorno, riceverò contemporaneamente messaggi coi cuori da Amore e Elena R Lavoro? Quanto manca? “Io lavoro nei cantieri Frecciarossa, non sono i treni, è tutto il resto che non funziona: le infrastrutture, gli scambi, le persone.”
Creativity is more than just – being different.
Si è alzata, è andata in bagno.
Qualcuno le vivrà dentro?

giovedì 26 luglio 2018

Ora scrivo di sesso. Sesso, sesso, sessissimo. Scusate, sono a Milano, fa caldo, la vita sorride ma è bruxismo e la mia simpatia oggi è stata catalizzata dalle scatolette di latta in omaggio con gli assorbenti. Le trovate ispirate a Roma, Parigi, Londra, New York e una volta comprate, di diritto potete correre a casa a raccontare dell’Erasmus e a impostare come città natale Milano (India) come suggerisce il retro: live, love, travel. Ma se servono per un viaggio, unico motivo per cui un porta assorbenti mi potrebbe sembrare utile, allora che contengano un solo assorbente non ha senso. Tanto vale non portartelo e vestirti di nero. Se invece è per portarselo in giro, in borsetta, allora non mi spiego perché dovrei ricoprirlo di metallo. A sto punto ci infilo pure un paio di lastre di laminato, dovesse guastarsi la pensilina della novanta, una pizza col cartone, se dopo ho fame e, metti che venga a piovere, un ombrello, col porta ombrelli. L’unico paragone credibile sarebbe coi fazzoletti, eppure la Tempo se ne guarda bene da omaggiare un porta fazzoletti, magari con sopra le piante da rinite allergica e dietro: live, love, towel. Piuttosto migliora la grafica sul pacchetto, ché le conviene di certo che quando ci soffiamo il naso tutti sappiano che quello è un pacchetto di fazzoletti ed è di fazzoletti Tempo – sesso sesso sesso, pubblicità.
Ora, non vorrei aggiungere le scatolette di latta alle matite copiative, alle scie chimiche e diventare Povia con le tette, però mi chiedo: che l’idea alla base di questo marketing di latta sia la solita, da Eva in avanti, che degli assorbenti ti devi vergognare? Che del ciclo ti devi vergognare e del sesso – sesso sesso – con cui sei nata, per concimare un po’ meglio l’ignoranza su come sia fatta una donna a colpi di sponsorizzate.
Scusate. Ho finito.
Torno a fare la ruota.

sabato 30 giugno 2018

Ci guardiamo imbarazzati come colpevoli, in biblioteca, d’estate, a Milano.
La tipa che condivide con me tavolo e concentrazione non spegne mai lo schermo del telefono. Sposta lo sguardo dalla carta al vetro senza soluzione di continuità e così mi illumina il manuale: Onnipotenza della lingua. Paragrafo un po’ presuntuoso penso, un po’ teologico, politico, un po’ erotico, un po’ sei indietro, cazzo ti permetti di alzare lo sguardo? “Il linguaggio verbale umano può dare espressione a qualsiasi contenuto”. Persino a se stesso, persino a me che lo fisso da una decina di girate di caffè, persino alle girate di caffè che mia nonna e solo mia nonna chiama rugate, da cui l’espressione “dagli una rugata” prima che da piccola mangiassi uno yogurt, per poi pentirmene e lasciarlo a metà.
“Quello che provo
Non si spiega a parole”
Tocca la notifica.
Sorride.
Più sotto si dice che la funzione metalinguistica si sviluppa tardi. Se a un bambino di sei anni chiedi di dirti una parola lunga, è normale che risponda “treno”.
Prova a chiedere al tuo destinatario, vedi se digita “noi”.
E adesso chi me lo leva dalla testa Tiziano Ferro?
Io
non me lo so
spie
ga
re

mercoledì 4 aprile 2018

– Va in Bocconi?
– No. 
Quando do ripetizioni sembro professionale e più ricca, come conferma la signora che alla fermata del quindici mi scambia per bocconiana: mi tocca smentirla. Poi attacca a lamentarsi delle modifiche di percorso ai tram, di un anno fa, mi chiede se so dove sto andando, prova allora col tempo. Appena si aprono le porte, ancora parla, annuisco un’ultima volta e mi lancio sul vagone dopo. Oggi non parlo con gli sconosciuti. 
Ho passato due ore a spiegare a un bambino il verbo essere. Tempo presente, modo indicativo, le persone, il numero, esempi e frasi. Come hai fatto a parlare finora? Cosa hai capito in tutti questi anni di scuola? Perché nessuna maestra non si è mai accorta di parlare a vanvera? In italiano e in inglese. Ripetiamolo, se quindi adesso ti chiedo: la prima plurale? Plurale, non singolare. Siamo. La persona, noi siamo, due ore, così, per realizzare quanto difficile sia insegnare a coniugare a figli di separati.

mercoledì 21 marzo 2018